http://www.laragionedelrestauro.org/administrator/index.php# Il Patrimonio che non si può toccare
Martedì, 29 Lug 2014

Nell’ultimo triennio i tagli alla Ricerca, alla Cultura, all'Istruzione e all'Università oltre che sul sistema pubblico di tutela e sul MIBAC ammontano a 1 miliardo e 402.092.902,83 euro (D. L. 112/2008). Pensando che siamo già il fanalino di coda tra i paesi sviluppati in quanto a risorse destinate ai Beni Culturali, il quadro è quantomeno desolante.

L’endemica mancanza di risorse e di attenzione - non solo economica- destinata al settore dei Beni Culturali impedisce, di fatto, una seria politica di programmazione per quanto riguarda la tutela, la valorizzazione, la gestione, la manutenzione e il restauro del patrimonio storico artistico, con ovvie ripercussioni sul suo stato - già precario - di salute generale.

Gli effetti sono ben visibili: impossibilità a far fronte anche alle normali esigenze di tutela e dunque continuo stato di emergenza; il tutto aggravato dalla mancanza di politiche che inseriscano i Beni Culturali tra le priorità di sviluppo economico e culturale del Paese.

In questo triste scenario le professionalità che operano nel settore non godono della dovuta tutela e del giusto riconoscimento professionale; stiamo così dissipando un ulteriore ricchezza: un patrimonio intangibile ed incorporeo costituito dalla passione e dall’amore di chiunque abbia scelto una professione legata ai Beni Culturali. Che sia restauratore, archeologo, bibliotecario e cosi continuando, tutti hanno fatto una scelta precisa di vita seguendo, concedetemi il termine, “una vocazione”. Ed è anche per questo che tanti di noi si stanno impegnando per difendere il proprio lavoro, che non è appunto solo un lavoro, ma anche un sogno, un progetto faticosamente costruito investendo risorse economiche ed emotive, per fare del nostro lavoro la nostra vita.

Questo patrimonio immateriale di saperi e di passione è una ricchezza su cui vale assolutamente la pena puntare; si deve - si dovrebbe - guardare a queste professionalità, a queste persone, come a un’occasione unica, come a un ricco giacimento diffuso capillarmente su tutto il territorio nazionale cui attingere nell’interesse stesso del Paese e dei Beni Culturali. In più la localizzazione dei professionisti sul territorio, la conoscenza dei materiali e delle tradizioni storico artistiche locali, garantiscono una coerenza anche intellettuale negli interventi, rinsaldando il legame tra territorio/bene e coloro che lo tutelano.

I nostri operatori sono apprezzati e godono di grande prestigio anche fuori dai confini nazionali, perché rinunciare a priori a gran parte di queste professionalità già formate? Perché relegarle in ruoli e mansioni subalterne rispetto a quelle che già legittimamente svolgono? A chi giova tutto ciò, al Patrimonio Culturale?

Stiamo, di fatto, aspettando il restauratore del futuro rinunciando a gran parte di quanti nel presente già svolgono legittimamente questa professione . Sembra tutto congegnato in modo che le poche risorse economiche disponibili vadano a pochi eletti.

Guardiamo dunque agli operatori come a una possibilità in più per uscire dalla palude in cui è finito l’intero settore dei beni culturali; guardiamo a questo patrimonio d’individui, di sapere, di passione per il proprio lavoro come un’opportunità unica: valorizziamone le professionalità, investiamo nel completamento dei loro profili, se carenze vi sono, considerandoli un’ulteriore risorsa, un’ opportunità in più.

Salvaguardiamo dunque anche coloro che non hanno la pretesa di effettuare restauri d’ eccellenza ma che quotidianamente svolgono eccellenti restauri, così necessari al nostro dissestato e sterminato patrimonio Storico Artistico.

 

Andrea Cipriani

Presidente dell’associazione La Ragione del Restauro

 Articolo pubblicato sul n°6 del giornalino 93R dell'associazione culturale i Bastioni

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 29 Giugno 2011 08:15)

 

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